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Ricercatori italiani hanno scoperto il gene che predispone alla sclerosi multipla

Arriva dall’Italia un’altra scoperta nel campo della sclerosi multipla.
I ricercatori dell’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia (Inn) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) hanno individuato una variazione del Dna che predispone alla malattia.

Lo studio è stato condotto dal Consorzio di ricerca sardo e ha coinvolto anche le Università di Cagliari e Sassari, le aziende ospedaliere di Cagliari, Sassari e Ozieri, e il Centro di Ricerca Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna (CRS4), la ricerca e’ stata pubblicata sulla rivista Nature Genetics.

Gli studiosi, analizzando oltre sei milioni di marcatori genetici, hanno evinto che una variazione del gene ‘Cblb’, aumenta il rischio di sviluppare la sclerosi multipla, malattia causata dal processo auto-distruttivo con cui il nostro sistema immunitario aggredisce la mielina, la guaina isolante fondamentale per la conduzione dell’impulso nervoso e per il funzionamento delle cellule del sistema nervoso centrale.

“Senza un’ampia condivisione dei dati – sottolinea Maria Giovanna Marrosu, direttrice del Centro cagliaritano di cura della sclerosi multipla – non saremmo arrivati a un risultato così importante. E’ una ricerca che va avanti a piccoli passi, necessita di anni di studio e di lavoro e ogni risultato funge da traguardo e punto di partenza insieme”. “Abbiamo ancora molto da fare, anche solo per capirne i meccanismi base” – continua Marrosu – Intanto un altro tassello fondamentale è stato aggiunto. Basti pensare che tutte le terapie che usiamo si basano sull’identificazione di questi piccoli elementi in più, perciò più ne scopriamo più possiamo intervenire”.

“Dagli esperimenti svolti sui topi abbiamo riscontrato che l’assenza di questo gene, indotta sperimentalmente, causa infatti una malattia simile alla sclerosi multipla” spiega il coordinatore dell’intero progetto Francesco Cucca, direttore dell’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia (Inn) del Consiglio Nazionale delle Ricerche e professore di genetica medica all’Università di Sassari. Una piccola grande scoperta che, sebbene non abbia certo portato alla definizione di nuove terapie o medicine miracolose, sarà essenziale per capire meglio i meccanismi alla base della malattia. “La strada della ricerca è ancora molto lunga – aggiunge – ma un primo passo è stato fatto, almeno per quanto riguarda la comprensione della malattia, che è essenziale per trovare, in un futuro, nuove terapie e farmaci”.

admin

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