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Un farmaco biologico può ora arrestare la malattia di Crohn

Grazie ad un importante studio, denominato SONIC (Study of Biologic and Immunomodulator Naive Patients in Crohn’s), pubblicato recentemente sul prestigioso New England Journal of Medicine, si è avuta la conferma che esiste una terapia famacologica in grado di arrestare la malattia di Crohn

Questa malattia si puo’ fermare se attaccata precocemente, senza ricorrere all’uso degli steroidi. La chiave e’ nell’uso piu’ precoce possibile dei farmaci biologici, gli unici in grado di intervenire non solo sui sintomi, ma anche sulla progressione della malattia.

A spiegarlo Silvio Danese, Responsabile del Centro per la Ricerca e la Cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali IRCCS Istituto Humanitas di Rozzano (MI): ”La malattia di Crohn ha il suo maggior alleato nel tempo: ogni giorno trascorso senza combatterla efficacemente comporta una nuova lesione, una nuova complicazione, un nuovo danno. Lo studio SONIC ha dimostrato che la malattia si puo’ e si deve fermare, cambiando l’approccio terapeutico e intervenendo immediatamente dopo la diagnosi e subito dopo un insuccesso con la terapia steroidea”.

Dunque per il paziente è importante arrivare alla remissione della malattia e alla guarigione della mucosa.

Per il Servizio Sanitario Nazionale si riduce il ricorso alla chirurgia, si riducono i relativi ricoveri ospedalieri, le visite, gli esami, aggiunge il ricercatore.

Secondo i dati pubblicati, l’uso precoce della terapia biologica con infliximab ha condotto nel 70 per cento dei casi a guarigione della mucosa e a remissione della malattia.

La malattia di Crohn, è una patologia infiammatoria cronica intestinale, fortemente invalidante che incide pesantemente sulla qualita’ di vita dei pazienti che, nella maggioranza dei casi, sono giovani adulti (20-35 anni) e sempre piu’ bambini e adolescenti.

In Italia dovendo fare una stima è piuttosto difficile in quanto non ci sono dati certi perche’ non e’ disponibile un registro, ma una cosa è sicura, ogni anno vengano poste circa 2mila nuove diagnosi.

Alla luce di questo studio si puo’ affermare che l’uso precoce del farmaco biologico, infliximab, non solo puo’ limitare o addirittura eliminare il ricorso a terapie steroidee, ma anche consentire ai pazienti una migliore qualita’ di vita.

admin

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