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Artrite reumatoide: anche per i pazienti italiani il nuovo trattamento sottocutaneo

L’artrite reumatoide è una malattia invalidante che mette a rischio la quotidianità dei soggetti, modificandone, e spesso in età molto giovane, la socialità, la vita lavorativa e il futuro.
In Italia ne soffrono 300 mila persone.

Presentato a Roma, l’aggiornamento del Rapporto Sociale sull’Artrite Reumatoide, in occasione del Congresso dell’European League Against Rheumatism che durerà dal 16 al 19 giugno, che conferma come a causa di questa patologia, il 42,3% degli italiani ha difficoltà a salire anche qualche piano di scale, il 31,9% è impossibilitato ad aprire un vasetto nuovo, il 26,4% non riesce a guidare l’auto o ad utilizzare i mezzi pubblici.

I costi sociali dell’artrite reumatoide sono altissimi: infatti, si stima che un costo medio annuo per paziente, comprensivo sia di costi diretti che indiretti (ad esclusione dei costi sostenuti dal SSN) è di 11.250,00 euro. Sotto il profilo anagrafico, invece, 4 pazienti su 5 sono donne e i soggetti che si ammalano di questa patologia rientrano in una fascia di età compresa tra 45 e 64 anni, il 38,5% ma non sono esclusi i bambini. Ebbene sì, può esordire anche nel primo anno di vita colpendo un bambino su mille.

Una buona notizia arriva, però, dalla conferenza stampa dell’azienda farmaceutica Alfa Wassermann e dal congresso internazionale di reumatologia EULAR. Infatti, è da oggi disponibile anche per i pazienti italiani la prima e unica formulazione sottocutanea di metotrexato, il farmaco più usato e considerato il ‘gold standard’ per il trattamento dei pazienti con artrite reumatoide.

La casa farmaceutica, in questa settimana inizierà a distribuire in Italia il nuovo farmaco, già da qualche anno disponibile in molti paesi europei.

Studi clinici presentati durante il simposio all’EULAR documentano come, nei paesi dove il farmaco è già in uso, sia i medici curanti che i pazienti preferiscano la formulazione sottocutanea rispetto a quella intramuscolare.

Tra i vantaggi indicati per la nuova formulazione sottocutanea: i bassi volumi da iniettare, 5 volte inferiori alle versioni intramuscolari esistenti, la facilità d’uso delle siringhe pre-riempite e la maggiore tollerabilità.

Il Professor Sinigaglia, Direttore dell’Unità Operativa Complessa Day-Hospital di Reumatologia dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano, ha così parlato del nuovo farmaco “Si tratta di un’importante opzione terapeutica per i pazienti affetti da questa patologia”.

Sinigaglia ha poi aggiunto “La preferenza espressa dai pazienti farebbe pensare a una maggiore aderenza alla terapia ed eventualmente anche alla possibilità di una maggiore indipendenza per quei pazienti che, sotto supervisione medica, sono in grado di autosomministrarsi il farmaco per via sottocutanea, operazione particolarmente complessa invece con la versione intramuscolare”.

Il Metotrexato è ancora oggi, a 50 anni dalla sua introduzione nella pratica clinica quotidiana, il farmaco più utilizzato per l’artrite reumatoide in Italia ed è raccomandato dalle linee guida delle più autorevoli società scientifiche nazionali e internazionali, sia come monoterapia che in combinazione con altri farmaci, inclusi i più nuovi farmaci biologici.

Gabriella Voltan, Presidente dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR) ha così spiegato “La vita quotidiana delle persone affette da artrite reumatoide non è semplice. Per questo è necessario che la terapia sia tempestiva, efficace e anche che sia una terapia con cui è facile convivere”.

Inoltre ha aggiunto la Voltan “Ad esempio una terapia settimanale è più agevole da osservare di una giornaliera e un farmaco che il paziente può anche assumere senza il bisogno di assistenza da parte del medico o di un ‘carer’, che sia un professionista sanitario o un familiare, la rende preferibile e più facile da seguire”.

“Circa una persona su quattro affetta da artrite reumatoide sente di essere un peso per gli altri”, ha concluso Gabriella Voltan, “per questo è davvero importante poter anche disporre di farmaci che con la loro facilità d’uso e una migliore modalità di somministrazione favoriscano il paziente, aumentandone l’autonomia e diminuendo l’impatto psicologico della malattia”.

Il Professor Carlomaurizio Montecucco, Direttore della Clinica di Reumatologia della Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo e Università di Pavia ha affermato che “L’efficacia e la buona tollerabilità del metotrexato sono indiscusse. La preferenza del paziente in fase di definizione della terapia al momento della diagnosi, come anche nelle fasi successive della malattia va tenuta in considerazione per aiutare il più possibile il paziente a seguire la prescrizione del medico”.

I risultati di altri studi clinici presentati sempre durante il simposio EULAR confermano una maggiore efficacia, simile tollerabilità e ridotti effetti collaterali gastrointestinali della nuova formulazione sottocutanea rispetto all’esistente versione orale a parità di dosaggio, grazie alla sua migliore biodisponibilità.

Il Professor Montecucco ha poi concluso dicendo che “Una diagnosi tempestiva al manifestarsi dei sintomi della malattia, come dolore con rigidità mattutina e tumefazioni alle articolazioni, l’immediato trattamento con farmaci efficaci nel modificare e rallentare la progressione dell’artrite reumatoide, i cosiddetti DMARD di cui metotrexato fa parte, e l’aderenza alla terapia da parte del paziente sono fondamentali”.

A parte la cura, per ridurre il numero delle vittime di artrite reumatoide è importante diagnosticare in tempo la patologia, circa 3-4 mesi prima.

Questa malattia reumatica interessa le articolazioni ma anche i tessuti epidermici, polmonari, oculari e i vasi sanguigni. Le persone colpite si sentono stanche e a volte febbricitanti. L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune che si manifesta solitamente in modo simmetrico nei vari organi (entrambe le mani o entrambe le ginocchia). Le persone che affrontano per la prima volta questa patologia restano confuse e disorientate da un evento tutto sommato poco conosciuto in quanto i media (televisione e giornali) ne parlano poco. Quando la patologia colpisce la membrana sinoviale delle articolazioni si ha una reazione infiammatoria con un aumento di volume che da origine al panno sinoviale, questo, invadendo la cartilagine, ne provoca l’erosione e la graduale distruzione. Il processo proliferativo si estende all’osso e successivamente l’infiammazione arriva ad interessare tutti i tessuti che circondano l’articolazione provocandone in modo graduale la distruzione della stessa con la conseguente invalidità del paziente.

Purtroppo, tra le principali conseguenze a lungo termine di questa malattia, quando non è controllata, vi è la graduale inabilità al lavoro e al compimento di attività quotidiane.

L’artrite reumatoide ha un impatto negativo sulla vita lavorativa del 18% di coloro che hanno ricevuto una diagnosi negli ultimi due anni, e del 30% di quanti convivono con la malattia da più di dieci anni, con una media di 92 giornate di assenza dal lavoro per ogni paziente. Più del 40% dei pazienti ha dovuto inoltre interrompere tutte le attività extra-lavorative, hobby, sport, viaggi o volontariato.

admin

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