Home » Benessere » La "catena della vita": come intervenire col Primo Soccorso Rianimatorio

La "catena della vita": come intervenire col Primo Soccorso Rianimatorio

La chiamano “catena della vita” o “della sopravvivenza”. Ma si tratta di azioni, di manovre preziose da eseguire (rigorosamente!) senza perdere un minuto di tempo in caso di emergenze gravi. Manovre che tutti, anche i ragazzini, dovrebbero conoscere e tenere a mente per salvare vite umane.

L’emergenza può capitare all’improvviso, ovunque. Non è detto che tocchi qualcuno a noi caro … potremmo trovarci sulla spiaggia davanti a qualcuno che crolla per un malore, per un principio di annegamento o per qualsiasi altro motivo che blocchi (per uno o pochi attimi) le funzioni vitali. E’ in quel caso che la nostra conoscenza di certe mosse può contribuire a salvare una persona.

Il primo passo da fare, nella “catena della vita”, è SAPER RICONOSCERE il problema: vedere se la persona è cosciente o incosciente, se respira o meno, se ha convulsioni o se è tranquillo. Ascoltare il respiro o, con le dita sul collo, il battito del cuore è fondamentale per capire subito la gravità dell’evento. Secondo “step” obbligatorio è CHIAMARE IMMEDIATAMENTE SOCCORSI (il numero è il 118). Terzo passo è intervenire con LA RIANIMAZIONE: stendere il soggetto sulla schiena, mettere una mano sotto la sua nuca e l’altra a tappargli il naso, poggiare le nostre labbra sulle sue ben aderenti e soffiare. La rianimazione bocca a bocca va alternata con il massaggio cardiaco, dove necessario. Il massaggio si esegue premendo con entrambe le mani sullo sterno del paziente (verso la metà dell’osso), così da “spingere” il muscolo cardiaco sotto le costole e incitarlo a riprendere il battito. Il ritmo di alternanza è di un soffio ogni 4 pressioni (se siete due soccorritori) o di due soffi ogni 10 o 12 pressioni (se eseguite la manovra da soli). Man mano controllate se torna il respiro o se il battito è presente. Ricordate che avete 5 minuti di tempo per ripristinare la respirazione. Passato tale tempo, la anossia (mancanza di ossigeno al cervello) potrebbe aver causato già danni irreparabili.

L’ultimo passo della “catena” tocca ai paramedici e agli esperti che avrete chiamato. Si tratta infatti di intubare il paziente, di applicare flebo o di stimolare il cuore col defibrillatore. Naturalmente esistono eccezioni per le quali le manovre sopra descritte non vanno applicate o vanno applicate diversamente. Conoscere anche questi particolari è importantissimo. Invitiamo quindi tutti a recarsi presso la Croce Rossa locale e a chiedere uno dei tanti Manuali di Primo Soccorso a disposizione. Studiarli può essere interessante, utile e altamente prezioso.

admin

x

Guarda anche

Parlamentare italiano salva un passeggero su volo Brindisi-Roma

Un aereo pieno di persone importanti, quello che da Brindisi stava per partire alla volta ...

Condividi con un amico