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Quando la timidezza in realtà è fobia

“Io sono timida!” esclama la bimba di 2 anni, nascondendo il faccino sulla spalla della mamma. La timidezza è quell’imbarazzo leggero che ci fa arrossire davanti a un pubblico interessato, a un complimento, a un evento importante. E’ quel leggero panico che ci prende quando siamo al centro dell’attenzione, ma che non ci causa incubi e terrore notturno.

Da non confondere quindi la timidezza con la fobia, in special modo con la fobia sociale. Questo è un disturbo più grave, che porta la persona a non fidarsi del prossimo, a nascondersi dal prossimo al punto da non essere nemmeno più in grado di manifestare sentimenti. E’ un vero e proprio attacco di panico che deriva dal rifiuto totale di sé. Chi soffre di fobia sociale comincia a star male anche giorni prima di un evento speciale, arriva a rinunciare all’evento in sé, chiudendosi in casa e poi deprimendosi per aver rinunciato a qualcosa di bello o interessante. E il processo si aggrava sempre più: depressione, inadeguatezza, pena di sé, odio per se stessi.

In America sono stati condotti studi sulla fobia sociale e si è visto che essa era presente sia in persone palesemente timide sia in altre, normalmente vivaci ed estroverse, ma prese dal terrore per determinate situazioni al punto da evitarle del tutto. Un po’ come succede a certi cantanti, che affrontano benissimo serate, concerti in ambienti chiusi, cene con amici… ma scappano al pensiero di una esibizione in uno stadio stracolmo! La scoperta di questo manifestarsi della fobia in persone di ogni tipo, con caratteri diversi, fa capire che la fobia e la timidezza non solo non sono la stessa cosa ma spesso nemmeno coesistono nella stessa persona. E vanno dunque trattate in maniera diversa.

admin

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