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Psicologia. Come affrontare il dolore di una perdita

Fermate gli orologi, tagliate i fili del telefono, regalate un osso al cane finché non abbai. … Lui è morto” così Wynstan Auden descrive la lacerazione del distacco e del lutto, un ‘esperienza devastante che colpisce tutti in un modo o nell’altro. Dal bambino che perde il pesciolino rosso alla perdita di un genitore, di un amico, di un partner. A volte anche solo essere lasciati dal marito o dalla moglie, dunque un divorzio, è vissuto come un lutto. Come si supera tutto questo?

Purtroppo non esiste cura universale, perchè non esistono tempi standard per tutti. Esistono persone che si disperano subito, si chiudono in se stesse per settimane per poi uscirne, fortificate dalla rassegnazione, e ricominciare da zero. Ci sono soggetti che invece restano sotto shock, o increduli, e rigettano l’idea della perdita per mesi: succede di solito a chi perde una persona cara in modo improvviso o traumatico, o a chi si prende cura dei malati cronici per anni.

Nella società moderna si tende a negare il lutto. Lo si cancella dai programmi per bambini, lo si cancella dal vestiario e dal viso … “forzandosi” di essere forti e reattivi per non turbare il prossimo. In realtà, quando si seppellisce un sentimento profondo come il dolore, si fa solo un danno a se stessi, perchè quel sentimento esploderà prima o dopo in altra e più violenta maniera. Bisognerebbe tornare alla “naturalezza del distacco”, come si usava nei tempi antichi quando anche il vestire di nero era un segnale: sono triste, regalami affetto. L’assenza di tali segnali fa sì che nessuno condivida più le esperienze negative, nemmeno con gli amici. E con questo si uccide l’empatia, la capacità di “mettersi nei panni altrui”. Bisogna dare il tempo giusto a ciascuno, tollerarne le crisi depressive e le lacrime finché non avrà sfogato tutta la tristezza. Magari aiutarlo, indirizzarlo a qualche psicologo, se proprio il trauma è insuperabile. Comunque, MAI SOFFOCARE il dolore per un lutto. Al massimo, cercate di alleggerirlo… piangete come se lui o lei fosse partito per un viaggio, come si piange alle stazioni e agli aeroporti. Carmen Consoli, ricordando il padre appena morto, canta: “Mandaci una cartolina”

admin

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