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"Cavie umane volontarie". La ricerca passa anche da qui

In Italia sono un esercito di circa 1500 soggetti. Per lo più disperati senza lavoro, ma spesso anche giovani scienziati che si affidano alla ricerca con cieca fiducia. Parliamo delle “cavie umane volontarie”, un fenomeno poco conosciuto ma molto attuale.

La crisi economica e lavorativa ha accentuato questo “lavoro a rischio” che molte persone accettano di fare, o per passione scientifica o per necessità di soldi. Prestano il proprio corpo ai laboratori scientifici di tutto il mondo, lasciando che si sperimentino su di loro farmaci nuovi, trattamenti appena ideati e vaccini di ogni tipo. Conoscono bene i rischi a cui potrebbero andare incontro ma li accettano in cambio di sicurezze economiche o di desiderio di contribuire al progresso della scienza e tra di loro ci sono anche padri di famiglia, ragazze madri, persone sotto la soglia della povertà.

Le “cavie umane volontarie” sono spesso fonte di polemiche etiche e morali su molti fronti, ma sono anche persone che aiutano la scienza con un gesto estremo. Infatti, dopo gli esperimenti sugli animali, ogni nuovo ritrovato medico deve essere verificato sul corpo umano e questi volontari permettono alla medicina di fare enormi passi avanti ogni giorno. In Europa e negli USA comprendono il grande sacrificio che viene fatto da queste persone, che vengono infatti remunerate con somme alte (comprese tra i 2000 e i 6000 euro), mentre in Italia le stesse prestazioni sono pagate poche centinaia di euro soltanto. Che sia etica o meno, questa scelta rimane comunque coraggiosa e dunque sarebbe meritevole di alti riconoscimenti perchè è grazie a loro se i nostri figli avranno cure migliori nel futuro.

admin

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