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Fibrillazione atriale, quando il cuore fa il "pigro"

Il cuore è l’unico muscolo del corpo che non si riposa MAI. Solo di notte, quando rallenta di molto la propria attività, si rilassa un tantino, ma senza mai giungere a uno stop totale, che significherebbe la morte! La funzione del cuore, come tutti sanno, va ad impulsi elettrici che permettono alle sue pareti di contrarsi e di pompare il sangue. Quando questi impulsi “saltano” si hanno quei disturbi del ritmo come la extrasistolia e come la fibrillazione atriale.

La fibrillazione atriale colpisce solitamente le persone di età superiore ai 60 anni, più uomini che donne, e aumenta con l’aumentare dell’età. Può insorgere in soggetti normali, quando questi sono sottoposti a stress emotivi, interventi chirurgici, abuso acuto di alcol, stati febbrili. Può comparire soprattutto in soggetti sofferenti di cardiopatia, come la stenosi mitralica o altre cardiopatie valvolari, la cardiopatia ipertensiva e ischemica. I sintomi sono: senso soggettivo di battito irregolare, mancanza d’aria o svenimenti. I rischi più gravi sono l’insorgere di embolie cerebrali.

La terapia contro questo scompenso del ritmo cardiaco è affidata ai farmaci (come la digitale o betabloccanti, mentre il rischio di embolia cerebrale verrà ridotto con l’utilizzo di anticoagulanti) oppure all’impianto di dispositivi esterni come il pacemaker, che aiuta il cuore a lavorare immettendo impulsi elettrici controllati costantemente durante il corso della vita del paziente. Tale dispositivo, impiantato sottopelle, funziona con potenti batterie che vanno cambiate ogni TOT anni e permette alla persona di condurre una vita molto normale.

admin

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