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Mente e corpo: lo "stress da lutto" può uccidere

La perdita -di una persona, di una casa- è una lacerazione dell’anima molto profonda, quello che in gergo di chiama “lutto”. E la tristezza che caratterizza il lutto non è altro che una forma di stress, addirittura più pericolosa di altre, dato che può nuocere gravemente al cuore.

E’ stato riscontrato in numerosi studi, in Italia e all’estero, su sopravvissuti all’infarto e all’ictus e si è visto come la maggior parte di queste persone avesse subito una grave perdita in tempi recenti. Il senso di mancanza, la consapevolezza di non poter rimediare a questo, porta alla disperazione … pianto, depressione, ansia … e la disperazione sballa la pressione sanguigna e di conseguenza le funzioni del cuore.

Le persone che hanno perso uno dei propri cari, o (soprattutto negli anziani) il proprio ambiente hanno il 21% di possibilità in più di andare incontro a infarto o ictus nei tempi seguenti la perdita, sia tempi brevi che tempi più lunghi. Non sono rari i casi di mogli che muoiono dopo i mariti, o di genitori il cui cuore cede dopo la perdita di un figlio o anche di persone che si lasciano morire se tolte dalla loro casa e dalle loro abitudini. In questi casi non sono molti i consigli da dare, perchè dipende principalmente dal soggetto coinvolto in prima persona. Certo l’affetto e le distrazioni portate dai familiari possono agire come toccasana, in questi casi. Succede spesso, infatti, che anziani genitori distrutti dalla perdita di un figlio ritrovino la voglia di vivere occupandosi dei nipotini che questi ha lasciato.

admin

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