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Mente e corpo: l'ossessione da smartphone e i messaggini fantasma

Era un classico delle comiche degli anni ’90, quando il cellulare divenne oggetto di uso comune. Talmente comune che ogni volta che si sentiva uno squillo in un ambiente affollato, automaticamente cento persone si mettevano le mani in tasca per cercare di capire se fosse il proprio telefono o meno.

Scene di questo tipo stanno tornando anche al giorno d’oggi, ma non più come “comiche”, quanto come una vera e propria malattia. Un disturbo stressante della psiche che va studiato. Così hanno fatto i ricercatori della British Psychological Society’s Division of Occupational Psychology, presentando ad un convegno i risultati di un esperimento condotto su 100 volontari (studenti e professionisti) completamente coinvolti dal proprio smartphone durante la giornata, per lavoro o per puro divertimento.
La “dipendenza” era tale che i soggetti sentivano vibrare l’apparecchio nella tasca anche quando ciò non avveniva. Calcolando il numero di volte che lo tiravano fuori per controllare se avessero effettivamente ricevuto un messaggio o meno, convinti di aver sentito davvero la vibrazione, si è giunti alla conclusione che si tratti di un comportamento veramente “maniacale”, dovuto a un tipo di stress tutto nuovo: quello che ci spinge ad essere sempre pronti, scattanti, raggiungibili e disponibili. Una tendenza che fa male al nostro cervello che, appunto, sta sempre all’erta anche quando potrebbe (e dovrebbe) riposare.

admin

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