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Diagnosi perfetta? La insegna il "dottor Shakespeare"!

L’errore più frequente che fanno i medici, soprattutto i più giovani, è quello di separare i due campi fisico e psicologico. Per cui spesso si liquida un male fisico grave con “E’ semplice suggestione!” mentre altre volte si cura un piccolo problema di ansia e di nervi con terapie pesanti per il fisico.

Secondo il medico gastroenterologo inglese, Kenneth Heaton, la soluzione per rimediare a questi modi frettolosi di fare le diagnosi è una sola: studiare William Shakespeare! Proprio così, il poeta nazionale inglese, il più grande drammaturgo di tutti i tempi avrebbe capito –prima e meglio di Freud!– il legame profondo tra corpo e mente. Nelle sue opere, infatti, il grande autore inglese descriveva perfettamente sintomi fisici associati a reazioni emotive e viceversa: stati d’ansia associati a debolezza cronica, disturbi dell’udito o del sonno collegati a traumi emotivi, svenimenti associati a sensibilità al dolore e così via. Pur non essendo medico, Shakespeare osservava questi collegamenti e li descriveva nei suoi drammi, nelle commedie e nei sonetti in un modo così realistico che sia medici che pazienti non possono non riconoscersi in qualcuno di quei disturbi. Secondo Heaton, l’utilità di “ripassare” Shakespeare per i medici consiste nel fatto che da lui possono imparare a capire l’umanità che passa loro innanzi e a stabilire diagnosi e terapie anche in base al carattere del paziente, non solo in base al disturbo che presenta. Essere o non essere … medici più umani? Questo sarà il dilemma!

admin

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