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Fegato: scoperto in Italia il sensore molecolare che lo protegge

Colestasi intraepatica progressiva familiare. Un nome lungo e complicato per indicare un problema, una patologia rara ma feroce, che si sviluppa e può progredire fino al peggior livello: il cancro al fegato. Eppure, “grazie” a questa malattia e agli studi su di essa, oggi è possibile proteggere il fegato proprio da quegli acidi biliari che giocano un ruolo importante anche nella Colestasi.

La speranza di una nuova terapia derivata da questi studi viene dall’Italia, dall’università di Bari e dalle ricerche condotte dal dottor Antonio Moschetta del Consorzio Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro. Grazie al supporto di Telethon, questo team ha potuto individuare un sensore molecolare che riduce notevolmente la quantità di acidi biliari. Di per sé, tali acidi non sono dannosi: vengono prodotti dal fegato per sciogliere (dentro l’intestino) i grassi assunti con l’alimentazione, selezionando solo i valori nutrienti. Nei pazienti malati di Colestasi, il passaggio degli acidi dal fegato all’intestino si blocca, col risultato che la bile rimane dentro il fegato e lo avvelena.

La ricerca di Bari, finora sperimentata solo sugli animali, dimostra che è possibile attivare dei sensori molecolari … in particolare una proteina chiamata Fxr … che possono ridurre la quantità di acidi biliari, riducendo quindi la loro azione nociva, se restano bloccati nel fegato. Esistono farmaci sperimentali che attivano queste proteine “sensore”, e non appena si avrà la certezza dei risultati di tale sperimentazione si potrà cominciare la cura e risolvere il pesante problema di questi malati ma anche di tanti trapiantati di fegato.

admin

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