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"Dottor House" addio! In Italia trionfano i medici "di cuore"

Sembra un paradosso, parlare così di una professione che di suo dovrebbe già essere “umana”. Ma oggi più che mai si sente l’esigenza di “umanizzare” gli ospedali e le cliniche italiane, che tuttavia stanno facendo notevoli progressi in questo cammino, da alcuni anni.

“Umanizzare” gli ospedali non significa solo renderli a misura di paziente, con assistenza e servizi che prevedano anche le esigenze dei parenti che assistono i malati, ma significa far sì che il personale si approcci in modo più morbido con la gente. Il “modello Dottor House” insomma non va più e bisogna insegnare a medici e infermieri ad essere nuovamente gentili, disponibili e aperti con i pazienti.
La maggior parte di coloro che si comportano freddamente non lo fa per cattiveria, ma perchè discepoli di una determinata scuola di medicina che voleva i medici ultra-concentrati sul lavoro, competenti e razionali al cento per cento. Per far questo dovevano abolire i sentimenti, evitare il coinvolgimento emotivo coi pazienti e le loro storie. Ultimamente, però, forse si è ecceduto con questa metodica e si stanno facendo corsi di “approccio al paziente” in modo da ritrovare quel “cuore” che sembrava essersi perduto in corsia. Il coinvolgimento del medico nella vita del paziente deve essere moderato, certamente, ma comunque deve essere presente. Un medico attento ai sentimenti metterà ancora più attenzione nel proprio lavoro, proprio perchè sa o immagina cosa significa essere dall’altra parte. Nel corso degli ultimi vent’anni, molti ospedali italiani stanno adottando questo nuovo approccio, con ottimi risultati anche nelle reazioni dei pazienti alle cure.

admin

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