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Fotografare il relitto della "Concordia"? E' da caso clinico.

In principio fu Dallas, dopo l’attentato che uccise John Kennedy nel 1963. Da allora è divenuta una moda sempre crescente. Parliamo del “turismo dell’orrore”, un nuovo modo di intendere le vacanze che si organizza anche via web, con siti come www.grief-tourism.com (letteralmente: turismo del dolore).

Ma è una cosa normale andare a fotografare il relitto della Costa Concordia, con 15 corpi ancora intrappolati nella sua pancia? O farsi ritrarre davanti alla tomba della piccola Sarah Scazzi brutalmente uccisa in Puglia? O sorridere in piedi all’ingresso del tunnel dove morì Lady Diana d’Inghilterra? Secondo gli psicologi no, è un vero e proprio caso clinico.

Le persone che amano questo genere di “giro del dolore” sono persone insicure, pessimiste, terrorizzate più di altre dall’idea della morte e del delitto e cercano in questo modo di esorcizzare queste fobie, come a dire: visto? sono qui, sono vivo davanti al luogo in cui un altro – E NON IO!- è morto! Una vera patologia morbosa che però “prende” sempre più persone anche quelle più sagge ed equilibrate. Una spiegazione potrebbe essere quella della sempre più ampia gamma di media che entrano nelle notizie e ce le ritrasmettono. Delitti efferati avvenivano anche nel 1600 o ai tempi dei Romani, ma nessuno lo faceva sapere in tempo reale, e la gente viveva tranquilla a casa propria. Oggi, il “vizio” di molte TV di rigirare continuamente le stesse tragiche notizie crea insicurezza e fobie nelle persone… che perdono man mano la razionalità che le aiuta a vivere. Di conseguenza cercano uno sfogo alla paura … anche se questo significa ridere in posa sulla tomba di una quattordicenne massacrata dai propri familiari.

admin

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