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La "banca del latte" salva migliaia di bambini

Una volta esisteva la “madre di latte”, ovvero una donna che, sebbene non fosse madre biologica, si offriva di allattare un bambino se la mamma aveva problemi a farlo. Si creava così un legame di “parentela” basato sul fatto che la sconosciuta aveva contribuito a donare la vita a quel piccolo essere umano.

Una pratica che sembra passata di moda, ma in realtà si è soltanto evoluta. Non si tratta più di una vicina, di una sorella o di un’amica ma di donatrici che mettono a disposizione il proprio tesoro più prezioso, il latte in eccesso del proprio seno, per nutrire e salvare tanti piccoli sfortunati, figli di mamme prive di latte oppure orfani oppure affetti da allergie. La più antica “banca del latte” d’Italia si trova al Meyer di Firenze, ma in giro per il territorio ce ne sono una trentina, divise purtroppo in maniera NON equa (sei in alcune regioni, due in altre, zero in alcune). Nord, centro e sud sono alla pari, stavolta, e quindi l’iniziativa funzionerebbe bene se solo si organizzasse meglio la distribuzione.

Il latte materno che viene donato ogni giorno serve a salvare bambini prematuri da malattie importanti come l’enterocolite necrotizzante, ma protegge anche da infezioni, allergie e insufficienze respiratorie. E’ molto più tollerato dei tipi di latte artificiali sostitutivi e dunque accorcia le degenze dei piccoli pazienti, aiutandoli a migliorare e a crescere più in fretta. I costi della donazione, se ci sono, devono essere minimi. In genere si cerca di fare in modo che le donatrici non debbano spendere e in alcune città, come Roma e Firenze, ci sono dei servizi appositi che vanno a prelevare il latte direttamente nelle case delle donne che lo offrono, evitando loro viaggi, tempo sprecato e attese.

admin

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