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Se il "batterio killer" diventa una cura

Vi ricordate l’Escherichia Coli, soprannominato “batterio killer” la scorsa estate a causa delle infezioni intestinali che causarono la morte di diverse persone? Ebbene, la notizia è che potrebbe tornare a far danno, ma non contro di noi … contro la Sindrome di Rett.

Sarebbe un “danno” auspicabile, in quel caso, perchè permetterebbe di fermare l’azione di questa malattia … che si trasmette solo alle femmine in maniera ereditaria e che porta gravissimi handicap mentali, del linguaggio e motori. Si manifesta entro i primi due anni di vita e non si è ancora ben certi sulle cause, anche se si parla di anomalie in alcuni geni. Ad oggi, nonostante i molti studi eseguiti, non si trova ancora una soluzione definitiva.

Uno studio italiano condotto dai ricercatori dei Dipartimenti del Farmaco e di Biologia Cellulare e Neuroscienze dell’Istituto Superiore di Sanità ha ora dimostrato come applicando l’Escherichia Coli (o meglio la sua tossina CNF1 ) ad animali malati di una versione particolare di questa patologia, si siano avuti miglioramenti molto incoraggianti. I ricercatori sono riusciti a dimostrare, in modo particolare, come il trattamento per mezzo della CNF1 delle cellule gliali sia in grado di favorire una produzione e crescita in vitro dei neuroni coltivati al loro fianco, compresa la formazione di sinapsi.
Una risposta definitiva al dubbio sui benefici o meno di certe tossine quando intervengono sulle cellule, e un punto di partenza importante per proseguire studi su una cura definitiva contro questa e altre sindromi neuromotorie.

admin

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