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Una stimolazione meccanica per migliorare la postura dei malati di Parkinson

La malattia di Parkinson, quando fu definita dal suo omonimo scopritore, si chiamava Paralisi Agitante, in quanto comportava un tremore irrefrenabile collegato strettamente a un progressivo irrigidimento del corpo, a causa della compromissione delle cellule nervose produttrici del neurotrasmettitore dopamina. Erano i primi anni del secolo XIX e da allora molti passi sono stati fatti per alleviare sintomi e avvicinarsi alle cure di questa malattia.

Un aiuto in più per migliorare la postura di questi malati, e di conseguenza il loro modo di camminare che altrimenti sarebbe molto limitato, viene da una nuova tecnica di stimolazione meccanica alla pianta dei piedi che favorirebbe lo scioglimento di muscoli e articolazioni. La stimolazione, coadiuvata da alcuni attrezzi appositi, viene effettuata per appena 6 secondi e ripetuta per 4 applicazioni. I primi esperimenti condotti in America avevano già dato buoni risultati, risultati che si sono ripetuti sul campione di pazienti osservato in Lombardia. La stimolazione plantare riesce a riattivare il movimento del piede e a “sbloccarne” alcune posizioni prima e meglio di quanto succedeva con i farmaci tipicamente in uso per la cura del Parkinson (la Levodopa e altri a base di Nicotina). La manipolazione è semplice, non intossica l’organismo, forse non dà effetti immediati ma consente al malato di muoversi meglio con il passare del tempo. Un “cammino” sicuro certamente da seguire.

admin

0 Commenti

  1. Alberto Pulignani

    Interessato allo stimolatore meccanico plantare sia per i centri di applicazione, sia per i costi dellapparecchiatura

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