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Mente e corpo: se il "mal di vivere" si chiama Bikini!

Sembra un luogo comune, ma secondo uno studio della Flinders University, in Australia, è un dramma vero, autentico. La “prova costume” mette le donne talmente in crisi da essere spesso miccia scatenante delle peggiori depressioni, che si trasformano in anoressie e bulimie.

Lo studio condotto dalla psicologa Marika Tiggermann ha invitato 120 giovani volontarie a rispondere a un questionario dopo aver immaginato quattro situazioni diverse: indossare il costume nello spogliatoio con altre donne, indossarlo da sole in camerino, camminare sulla spiaggia in bikini, camminare sulla spiaggia in jeans e maglietta. La depressione da “prova costume” era talmente forte da far registrare una situazione di disagio anche nell’immaginarsi sole, in bikini, nel camerino (senza nessuno intorno a guardare). Invece, l’opzione di camminare vestite in spiaggia era da tutte considerata la migliore.

Il problema è che il confronto con altri fa scattare in noi un meccanismo che si chiama auto-oggettivazione: questo meccanismo è importante quando si cerca di sedurre, in quanto si “usa” il proprio corpo come oggetto, strumento per arrivare a un fine. Ma nel caso del giudizio personale, l’auto-oggettivazione ci fa vedere il nostro corpo come un oggetto e basta. E come tale viene trattato (è brutto, è difettoso, va nascosto, va sistemato). Nelle persone più deboli, ciò porta a veri e propri attacchi depressivi … un fenomeno da tenere sotto controllo e da evitare, in quanto ricerche recenti mostrano come siano in aumento anoressia e bulimia legate a normalissime “delusioni” della vita di tutti i giorni. La soluzione migliore, secondo gli studiosi australiani? Evitare di specchiarsi troppo e allenarsi all’autoironia.

admin

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