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Fratture ossee: si guarisce prima con il "trapianto di Bishop"

Le fratture, anche se non sembra a primo impatto, sono le lesioni del corpo umano che si risolvono meglio in assoluto. Le ossa umane infatti riescono a saldare una rottura in modo tale da far tornare lo scheletro perfetto come prima. Quasi sempre, almeno. Può infatti capitare (5% dei casi) che il callo osseo necessario alla guarigione non si formi.

Ciò è dovuto a una fissazione inadeguata, dovuta a intervento chirurgico poco preciso. Oppure a movimenti troppo precoci in fase di guarigione. O ancora la ricostruzione scheletrica ha lasciato troppo spazio tra i due monconi e la frattura non si è riunita per bene. In questi casi si parla di “pseudoartrosi” e purtroppo non è facile diagnosticarla se non dopo alcuni mesi. Di solito la situazione si risolve con un nuovo intervento chirurgico.

In campo di chirurgia ortopedica la novità del momento sta nel trapianto autologo di Bishop. Questa tecnica prevede un trapianto di osso dallo stesso paziente, ovvero una parte di osso prelevata da una zona sana dello scheletro per impiantarla nella zona fratturata (tecnica già usata da tempo ma non priva di rischi), ma stavolta completo anche della arteria nutritizia del lembo osseo in questione. In poche parole, si innesta non solo l’osso ma anche il vaso che lo nutre di sangue. In tal modo si crea subito un rifornimento di ossigeno e dunque una più veloce guarigione della lesione, in quanto le cellule -nutrite in fretta- lavorano energicamente e risolvono in breve tempo il problema.

admin

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