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Emofilia: l'Italia forma i medici afghani

L’emofilia, come molti sanno, è una patologia congenita ed ereditaria caratterizzata da un difetto della coagulazione del sangue dovuto alla mancanza di un fattore indispensabile alla formazione di tromboplastina attiva. Colpisce esclusivamente individui di sesso maschile e si trasmette per via ereditaria attraverso la madre. E’ già difficile contrastarla nel mondo occidentale, tra strutture di livello e cure moderne, ma nei paesi più poveri è un dramma che uccide.

Un dramma nel dramma se ci si trova a Kabul, nell’Afghanistan devastato dalla guerra e dalla povertà. Qui mancano ospedali, medicine, medici e strumenti di prevenzione in grado di diagnosticare questa malattia e di affrontarla in qualsiasi modo. Ci hanno pensato dei medici italiani a portare una preziosa mano di aiuto … grazie a un’iniziativa partita da Andrea Buzzi, presidente della Fondazione Paracelso, che cura gli interessi dei pazienti emofilici italiani. Un progetto che ha impiegato tre anni a prender vita ma che adesso è una realtà, un centro per la cura degli emofilici gestito dall’ematologo dottor Hamderd Khalilullah e dal tecnico Faquerzada Zekrullah, formatisi a Milano per due anni.

L’attività scientifica dei medici è però molto difficile anche per le leggi afghane, per la cultura molto rigida per cui le donne sono colpevoli di troppe cose e le madri che trasmettono la malattia ai figli devono poi “pagare”, al punto che molte madri di Kabul si consumano donando sangue ai figli emofilici più volte che possono, minando così anche la propria salute. Comunque il progetto va avanti e si sta già pensando ad un secondo centro. L’idea è quella di formare altri medici afghani in modo da poter gestire essi in prima persona l’emergenza, competenti anche delle leggi e usanze del proprio paese.

admin

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