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Psicologia: se l'isolamento scatena la potenza del cervello

In un periodo di emigrazione e di accettazione del diverso, il discorso del “rifiuto” e della “emarginazione” torna prepotentemente a farsi sentire. E’ un discorso molto delicato perchè spesso porta alla ghettizzazione e alla generazione di mostri o di folli. Ma, per i più forti, ha anche un risvolto positivo.

Lo dichiara uno studio dell’Università Johns Hopkins, in America, che ha analizzato la potenzialità del cervello di persone che avevano subito un qualche tipo di emarginazione nel corso della vita. In base a come e quando avviene questo isolamento, e anche in base al carattere della persona, si possono avere inattese sorprese. Le persone che hanno già formato la propria personalità, quindi i giovani, ma anche a volte gli adolescenti sicuri di sé, possono prendere l’isolamento e l’emarginazione dal gruppo come uno stimolo, una voglia di emergere “alla faccia di tutti”. Questi ragazzi, che confidano nelle proprie capacità, credono che gli altri li allontanino perchè non li capiscono e dunque si elevano a geni, pensando che è normale non essere capiti dalla massa ignorante. E in quel caso, l’emarginato sviluppa una creatività più vivace della media, in grado di farsi strada e imporsi sottolineando appunto l’essere speciale.
Se la persona però ha un carattere debole o rimane traumatizzato dal rifiuto potrebbe incanalare la potenza del proprio cervello verso una “creatività negativa”, come ad esempio succede con i tanti killer solitari o con certi kamikaze che riescono a diventare maghi della meccanica e della chimica per poi … costruire strumenti di morte.

admin

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