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Rapporto medico-paziente: più informazione da parte del dottore, più tolleranza da parte del malato

Ogni intervento chirurgico, anche il più banale, anche quello eseguito in anestesia locale nasconde un 1% di rischio che può trasformarlo in qualcosa di grave. Ciò non per far venire il terrore del medico in chi già ne ha, ma solo per insegnare agli italiani ad essere più comprensivi e attenti al lavoro del medico che non è mai facile e che, anche nel caso di un dottore bravissimo, può avere complicazioni NON dovute a disattenzione.

Di questi tempi si denuncia con troppa facilità. Muore un uomo di 90 anni per una complicanza, i parenti chiedono la testa del dottore, anzichè pensare che in una persona così anziana … già alla fine della sua vita … una complicanza è nella norma delle cose. I medici sono sempre più esasperati da pazienti e parenti che li giudicano con una ferocia spesso senza senso. Spesso, infatti, la gente crede di sapere ma non sa. Di recente, per esempio, va molto di moda richiedere “l’intervento mininvasivo”, come se ciò fosse un sinonimo di intervento facile e privo di conseguenze.

La chirurgia mininvasiva ha risolto molti problemi. Primo fra tutti, abbreviare la degenza del paziente, diminuendo il rischio di infezioni e febbre post-operatoria. Ha anche facilitato il compito del chirurgo che manovra dall’esterno i suoi micro-attrezzi senza il timore di “dimenticare” dentro il corpo del paziente strumenti o garze. Ma anche se l’intervento non lascia cicatrici e non provoca disturbi post-operatori, non significa che non abbia le sue complicanze e i suoi momenti di difficoltà che possono avere conseguenze anche gravi. La corretta informazione aiuta a lavorare meglio, tutti insieme, per lo stesso obiettivo. Per questo è giusto che i medici siano chiari e che i pazienti e i loro familiari siano aperti e comprensivi.

admin

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