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La dieta "bio"? Non è molto diversa da quella tradizionale e non garantisce una salute migliore

Se lo dicono alla Stanford University, precisamente al Medical Centre, in California … c’è da crederci. Attenti, amanti e consumatori del cibo 100% “bio”, perchè al di là della bontà non è assolutamente vero che state mangiando un cibo più sano di quello normale.

Durante un’attenta ricerca condotta su diverse coltivazioni e sui relativi prodotti “biologici”, i ricercatori americani hanno anche esaminato studi passati condotti sia sul cibo normale che su quello bio. Esaminando sia le persone coinvolte che le sostanze e i prodotti, è venuto fuori che non esistono affatto differenze rilevanti nel contenuto vitaminico degli alimenti, ne’ differenze di proteine o grassi tra cibo biologico e convenzionale. E’ vero che il cibo biologico ha il 30% di presenza pesticida in meno, rispetto al cibo coltivato normalmente, ma comunque è contaminato e dunque può portare gli stessi problemi, a livello di inquinamento del corpo.

Il vantaggio del cibo biologico è quello di essere più buono, più benefico per quanto riguarda le proprietà antiossidanti e -come detto- leggermente meno inquinato dai pesticidi rispetto al prodotto tradizionale. Ma nessuna ricerca ha dimostrato che il biologico abbia più proteine, nè più vitamine, nè che sia più libero da batteri e microrganismi nocivi (presenti in egual misura sia nel biologico che nel tradizionale). Insomma, chi vuol fare la scelta di mangiare “bio” può farla tranquillamente per ottenere un paio di vantaggi in più … ma non allontana il rischio di malattie, nè migliora il proprio stato di salute rispetto a chi continua a mangiare tradizionale.

admin

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  1. Le conclusioni della ricerca sistematica sono “In letteratura manca una forte evidenza che i prodotti biologici siano significatvamente più nutrienti di quelli convenzionali. Il consumo di prodotti biologici può ridurre l’esposizione a residui di pesticidi e batteri restistenti agli antibiotici”.

    Non vedo cosa c’entrino l’assenza di residui di anticrittogamici e insetticidi (ne mangereste un cucchiaino a colazione?) e la riduzione del rischio di batteri resistenti agli antibiotici con un titolo “I prodotti biologici non sono più sani degli altri”.

    La ricerca non si è basata su migliaia di studi (ne ha “considerati” 5.908, ma ne ha “scartati” 5.448, nella maggior parte dei quali -5.221-perchè …”non erano su alimenti biologici e convenzionali”, ne sono rimasti 460, da cui sono stati esclusi 223 (perchè non erano in inglese o per altri motivi), ne sono rimasti 17 sull’alimentazione umana e 223 sul contenuto in nutrienti, altri risultati sono stati scartati durante il confronto.

    Da quelli “tenuti” risulta che

    – Il rischio di residui di pesticidi è significaticamente inferiore nei prodotti biologici.
    – Il rischio di contaminazione da Escherichia nei vegetali è identico nei due metodi di produzione
    – Il rischio di contaminazione da microorganismi nella carne è identico nei due metodi di produzione
    – Il rischio di batteri antibiotico-resistenti è significativamente più basso nei prodotti biologici.

    “La stampa” di Torino titola “Crolla il mito del biologico” e scrive “Nuovi confronti rilevano scarse differenze; i prodotti bio non sono più sani degli altri”, altre testate son più o meno lì.

    Questo dimostra soltantoche i “giornalisti scientifici” non sanno legge uno “studio scientifico”.

    Hanno trasformato la “mancanza di una forte evidenza” della maggior qualità nutrizionale in “forte evidenza della mancanza” della maggior qualità nutrizionale, concetti che anche a Topo Gigio appaiono del tutto distinti.

    Scrive bene l’Huffington Post:
    “Lo studio, pubblicato oggi negli Annals of Internal Medicine , ha avuto la copertura dei media in tutto il mondo.
    Ma una dozzina dei titoli delle principali agenzie di stampa ha perso il punto.
    “Uno studio mette in discussione i vantaggi di carne e ortofrutta biologica” scrive il New York Times. “Gli alimenti biologici non più sani dei non biologici: uno studio “, dice Reuters. Il premio per il titolo sbagliato va a: “I prodotti biologici non aggiungono vitamine al prezzo più alto” in cui inciampa Business Week.

    Gli acquirenti informati di prodotti biologici non si aspettano di ottenere più vitamina C dalle loro fragole. E’ quello che NON C’E’ nelle fragole biologiche a renderle migliori: i pesticidi tossici. Ed è quello che non è va a finire sui campi e nella rete idrica. Ed è quello che non sta avvelenando le persone che lavorano in agricoltura e le api che impollinano le fragole.

    Nella maggior parte gli articoli maltitolati su questa “notizia” scrivono, diversi paragrafi dopo, che è meno probabile che i prodotti biologici contengano pesticidi, che le carni biologiche hanno meno probabilità di essere contaminate da batteri resistenti agli antibiotici. Sono vantaggi non trascurabili.

    Alla gente piace notare che il biologico costa di più, e che a volte il differenziale di prezzo è significativo.
    Ma se più consumatori chiedessero cibo senza pesticidi, il differenziale si ridurrebbe in modo sensibile.
    Solo quando le buone pratiche diventano la regola, invece che l’eccezione, l’efficienza può prosperare.
    I titoli allarmistici sono solo d’intralcio.

    Roberto Pinton

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