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"No TAVI" … l'Italia ha paura del progresso anche in cardiologia

Si chiama TAVI (impianto di valvola aortica trans-catetere) e la sua storia è molto recente. Fu eseguito infatti per la prima volta nel 2002 dal medico francese Alain Cribier che riuscì ad inserire una valvola aortica dentro il cuore di un paziente senza mai aprirgli lo sterno, attraverso un catetere speciale inserito in un’arteria.

Un nuovo metodo di operazione chirurgica che in Europa è approvato e usato ormai da sei anni, ma che in Italia trova ancora diffidenza e ostacoli da superare, tanto che non è tra quelli preferiti dai maestri del bisturi! Eppure nel nostro Paese la stenosi dell’aorta colpisce 280.000 persone sopra i 70 anni di età, e di queste almeno 50.000 presentano la forma più grave, che necessita quindi di un intervento di emergenza, senza il quale morirebbero nel giro di due anni.

Eppure l’anno scorso in Italia sono stati eseguiti solo 2000 interventi TAVI, il che è incomprensibile dato che il metodo funziona (ed è provato) e soprattutto dato che molti pazienti affetti da stenosi sono molto anziani e dunque non sopporterebbero un intervento tradizionale a sterno aperto. Cosa ostacola dunque i medici italiani dall’applicare una risorsa tanto valida? Purtroppo il denaro. Si tratta delle diverse regole di rimborso sanitario regionale che mette in crisi la decisione. L’intervento costa 35.000 euro e necessita delle rassicurazioni economiche sia per chi lo esegue che per chi lo subisce.

admin

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