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Ricercatori italiani individuano l'area cerebrale che scatena lo "stalking"

E’ l’incubo degli ultimi anni, sulle cronache ogni giorno e spesso associato al termine “femminicidio” per indicare la ferocia con cui questi persecutori trattano le donne, come e peggio delle femmine di animale. Lo stalking è a tutti gli effetti un reato, riconosciuto dopo anni di lotte e di vittime, e oggi è una malattia in fase di studio.

Il percorso è ancora lungo, perchè solo di recente si è individuata l’area del cervello che “impazzisce” mandando ordini di morte a questi soggetti. Prima lo stalking era considerato poco più di una molestia, tanto da non essere nemmeno punito in modo severo. Oggi che si manifesta per quel che è, un fenomeno grave, attira l’attenzione di ricercatori e medici, come quelli dell’Università di Pisa che lo hanno associato alla gelosia patologica delirante.

I ricercatori di Pisa hanno individuato una area della corteccia frontale, ovvero quell’area cerebrale che regola i processi cognitivi ed affettivi, dove affondano le radici neuronali di questa patologia che porta un soggetto anche a immaginare scene mai avvenute (tradimenti, frasi…) per poter giustificare l’attaccamento morboso a un’altra persona. Si spera di condurre lo studio fino al punto di individuare la “scintilla” chimica che scatena queste reazioni così da poterle fermare o scoprire prima ancora che si manifestino. Un lavoro appena iniziato che però promette speranze e interessanti novità per il panorama medico.

admin

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