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Psicologia: la terapia dei fumetti prende piede in Italia

I fumetti piacciono ai bambini perchè si identificano nei personaggi. I maschietti sono forti e coraggiosi come l’Uomo Ragno, le bambine si sentono principesse o fate come le Winx e così facendo imparano messaggi che potranno servire loro quando saranno più grandi. Ma ciò che si sta scoprendo di recente è che tale “identificazione” esiste anche tra gli adolescenti e funziona.

Studi di psicologia hanno portato a conclusioni interessanti sul potere del fumetto (o del “manga” giapponese per i più grandi) nel condizionamento del carattere di chi lo legge. Possono essere condizionamenti negativi (troppa violenza, tentativi di volare) ma anche condizionamenti molto positivi. E così, se Dragon Ball stimola la parte competitiva dei ragazzini e Ranma 1/2 li incoraggia all’accettazione del diverso e all’autodifesa, Olivia di Braccio di Ferro aumenta l’autostima delle giovanissime, magra e piatta com’è! Fumetti come Dylan Dog possono esorcizzare paure come quella del buio, del sangue o delle persone aiutando chi lo legge a sentirsi più forte e più pronto. Una teoria ormai divenuta così seria che a Cesena si usano proprio i fumetti per aiutare bambini con difficoltà comportamentali o mentali, per curare dislessia, disgrafia oppure per mitigare i disagi dell’autismo. Nel caso degli adolescenti, l’esprimersi per vignette e disegni può aiutare a tirar fuori traumi ancora più profondi.

admin

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