Home » Benessere » Mente e corpo: se l'orrore dei Lager si tramanda di padre in figlio

Mente e corpo: se l'orrore dei Lager si tramanda di padre in figlio

Oggi è la Giornata della Memoria che vuole ricordare tutte le vittime della follia nazista, tutti quei morti (ebrei, zingari, omosessuali, dissidenti) che furono carne da macello per anni in quel sacrificio di massa che oggi chiamiamo “olocausto”, o in ebraico, Shoah. Un dramma che va ricordato anche perchè non si esaurì con la liberazione alleata.

Uno dei primi a individuare questo “virus” emotivo trasmesso di padre in figlio, fu il poeta ebreo tedesco Celan, parlando della “Sindrome del Sopravvissuto”, ovvero un senso di colpa e una memoria dell’orrore di chi ha avuto la fortuna di uscir vivo dallo sterminio. Fu poi negli anni Settanta, dunque alla fine del XX secolo, che la psicanalisi si rivolse verso questo fenomeno, scoprendo cose impressionanti.

In poche parole, i sopravvissuti erano rimasti vivi grazie alla loro forza. Non si erano disperati, nè ammalati, durante gli anni del terrore, e dunque erano arrivati a vedere la liberazione. Ma questo “trattenere le emozioni” aveva fatto di loro persone schive, chiuse, diffidenti, tristi. Atteggiamenti, questi, che anche se sembravano superati con gli anni venivano impressi nel DNA e in qualche modo trasmessi alle generazioni successive... anche se queste non avevano mai conosciuto i Lager. L’atteggiamento comune di questi giovani ebrei nati liberi era lo stesso dei loro genitori o nonni: sfiducia, paura, disfattismo, tristezza, chiusura. Soggetti “morti dentro” anche se non avevano mai visto una tortura nè un campo nazista. Lo avevano però “respirato” nei geni di famiglia. Una memoria terribile che purtroppo non dura solo lo spazio di una “giornata”.

admin

x

Guarda anche

Meningite: perché i media la “cavalcano” tanto?

Fateci caso. Non passa giorno che le notizie non riportino un nuovo caso o un ...

Condividi con un amico