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I razzisti? Hanno paura delle malattie

Lo disse una dottoressa qualche tempo fa: sono in aumento i casi di tubercolosi in città e subito tutti pensarono agli immigrati, questi “africani” che portano in Europa malattie ormai considerate scomparse. La stessa cosa pensarono gli americani, davanti agli immigrati italiani ammalati di Anemia Mediterranea e quando i milanesi incontravano un “terrone” negli anni Sessanta cambiavano marciapiede per paura del colera.

Uno studio dell’università di Chicago ha dimostrato che la maggior parte delle persone con atteggiamento razzista sono persone che hanno paura delle malattie, prima che del diverso. E’ una reazione automatica che scatta non appena l’orecchio percepisce un accento e il cervello lo codifica come “forestiero” e dunque portatore di novità, inclusi nuovi batteri e nuovi germi. Ma se la prima reazione (allontanarsi di qualche centimetro) è istintiva e naturale, in seguito quella percezione viene analizzata e razionalizzata. Per cui, se il marocchino davanti a noi è un famoso attore del cinema restiamo nei paraggi … se invece è un povero venditore ambulante aumentiamo la distanza ancora di più. La stessa motivazione per cuil’italo-americano Joe Di Maggio era celebrato come un mito nello stesso periodo in cui i suoi connazionali venivano insultati e perseguitati per le vie di New York.

admin

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