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Stamina: il dramma della speranza legata ai giudici

La piccola Sofia, venuta da Firenze fino a Brescia per sperare ancora, ha ricevuto il via libera per fare un nuovo ciclo di cure presso l’ospedale Civile della città lombarda, dove il metodo curativo Stamina Foundation ha avuto inizio. Ci sono volute due sentenze di tribunale e la parola di un ministro per concedere a questa bimba di tre anni di “provare a vivere”.

Un dramma continuo che sta spingendo oltre 8000 persone a fare richiesta ai laboratori diretti da Davide Vannoni, ideatore di Stamina. Una cifra impressionante che non si può affrontare in situazioni normali (“Ci vorrebbero cinquant’anni per curarli tutti!”) ma che nella situazione attuale è addirittura impensabile, dato che per ogni singolo caso ci vuole l’intervento di un giudice che rallenta notevolmente le cose. Se il metodo fosse riconosciuto e approvato si potrebbe sperimentare in più sedi e velocizzare moltissimo la cura dei vari pazienti.

Esistono poi gli scontri, le decisioni incomprensibili, come le cure che vengono approvate per una bambina di tre anni e negate a una donna di trenta … sebbene abbiano la stessa identica malattia! Ci sono i sospetti su Vannoni e i suoi ricercatori, sui quali l’AIFA pone il dubbio che voglia lucrare sui casi disperati delle persone. Vannoni giura che la cura è nata gratuita e tale resterà e che si porta avanti per amore di conoscenza e per tentare di aiutare il prossimo e che a Brescia saranno sempre pronti a interventire su chiunque. In attesa che si decida definitivamente sulla efficacia di una cura che, per quanti sospetti possa destare, è l’unica speranza di molte persone.

admin

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