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Arsenico nell'acqua del Lazio. Pericolo reale, ma la gente minimizza

La Comunità Europea aveva lanciato questo allarme in tempi non sospetti, ora che sembra troppo tardi per agire se ne accorgono tutti e la notizia occupa tutte le pagine dei giornali. L’arsenico, un veleno che causa diversi tipi di cancro, inquina le falde acquifere di almeno 16 comuni del Lazio e con esse anche una intera filiera alimentare.

Analisi condotte sull’acqua di Viterbo e dintorni, ma anche sul pane e altri tipi di alimenti hanno dimostrato che questo veleno è presente in quantità minime, ma costanti, quasi ovunque. In alcune zone a ridosso della città di Viterbo, però, tale quantità si rivela raddoppiata anche nel corpo dei bambini. Lo studio è stato condotto dall’ISS tra Latina, Roma e Viterbo, analizzando campioni di unghie e urine di 269 soggetti sani (di età diversa, da 1 a 88 anni).

Le quantità di arsenico rilevate nei residenti di Viterbo sono 200 nanogrammi per grammo, esattamente il doppio di quanto si trova in altre zone con inquinamento generico “normale” e i cui limiti vengono regolati per legge dalla UE fin dal 2001. La gente però minimizza e tende ad attribuire queste anomalie alla caratteristica vulcanica della regione, e alle acque termali tipiche del suo sottosuolo. Alcuni assicurano che questo tipo di inquinamento è “presente dai tempi dei romani” e che, secondo loro, si tratta solo di una mossa pubblicitaria per creare panico e favorire l’acquisto di acque minerali!

admin

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