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Gravidanze a rischio: non è detto che "stare a riposo" aiuti

Diciamo la verità, in Italia si esagera sempre. Se è vero che le gravidanze a rischio (distacco dell’embrione, collo dell’utero corto, emorragie, incompatibilità del sangue, ecc.) devono essere trattate con riguardo, tenendo a riposo la donna e sottoponendola ai giusti controlli … è ormai vero che molte signore ricorrono alle dichiarazioni mediche di “gravidanza a rischio” solo per ottenere qualche mese di ferie in più dal lavoro, come hanno dimostrato alcuni casi veramente accaduti in Sicilia.

Le vere gravidanze a rischio sono ancora un mistero, e non tutte necessitano dello stesso metodo preventivo che in alcuni casi non ha proprio nessun effetto. Ad esempio, dati recenti sulle gravidanze a rischio per colpa del collo dell’utero corto hanno dimostrato che le lunghe settimane di riposo imposte alla donna in quella situazione non hanno impedito comunque l’aborto … gravando di sensi di colpa molte giovani madri convinte di “non aver fatto abbastanza”.

In realtà sembrerebbe (ma gli studi sono ancora in corso) un problema che esula dal riposo o meno. Altre donne con lo stesso problema e lo stesso rischio, pur ostinandosi ad andare a lavoro o perfino ad avere rapporti sessuali col marito, non hanno mai perso il bambino che portavano in grembo. Dunque, forse il motivo dell’aborto in una gravidanza a rischio risiede altrove, in qualcosa di ereditario o genetico ancora da decifrare. Certo è che il rischio rimane equamente distribuito tra le donne a riposo e tra quelle che si muovono, così come invece il risultato positivo finale.

admin

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