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Urologia: no al "metodo Jolie" per i tumori alla prostata

E’ un “no” corale e convinto quello che gridano tutti insieme gli Urologi di tutto il mondo. Sbagliato applicare il metodo di Angelina Jolie a parti del corpo sane in previsione di eventuali tumori, soprattutto se si tratta di parti delicate e importanti come la prostata. Una condanna unanime che ha una valida spiegazione logica.

I tumori di origine genetica sono i più aggressivi e i più difficili da controllare, e per questo anche per gli uomini è sempre consigliato fare lo screening genetico e sapere in anticipo se è in pericolo la prostata per motivi di storia familiare. Ma se questo pericolo è minimo o non esiste, asportare la prostata “a scopo preventivo” è sbagliatissimo e potrebbe causare danni molto seri all’intero organismo.
In realtà studi recenti hanno dimostrato come il tumore alla prostata sia certamente il più diffuso, ma allo stesso tempo la mortalità è in forte calo e sono sempre di più i casi di gente che riesce a contrastarlo.

Il 70% dei malati di tumore alla prostata sopravvive ben oltre i 5 anni della diagnosi comune e nella maggior parte dei casi si interviene con terapie mirate che possono tenere a bada la malattia molto bene. Togliere la prostata quando è ancora sana, priverebbe l’uomo di una funzione del corpo importantissima e se da un lato lo metterebbe al riparo da “eventuali” tumori dall’altro lo espone a diversi tipi di pericolo che sarebbe meglio evitare.

admin

0 Commenti

  1. Non sono un medico ma trovo “metodo Jolie” perlomeno assurdo, sarebbe come dire che, al fine di evitare le carie ai denti, me li faccio sostituire tutti con una dentiera.

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