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Scandalo a Cefalù: pazienti "raccomandati" evitavano le attese a scapito dei più gravi

E’ scattata nelle scorse ore la perquisizione a sorpresa da parte dei NAS presso l’ospedale “San Raffaele – Giglio” di Cefalù dopo un decreto emesso dalla procura della repubblica di Termini Imerese (Palermo) per far luce su alcuni casi sospetti di pazienti, mai stati in lista di attesa, che ottenevano posti e cure anche a scapito di malati gravi (alcuni anche malati di cancro!).

Sotto accusa il reparto Chirurgia Generale e alcune cliniche private palermitane. Il sistema era semplice: grazie alla complicità di colleghi medici di altri reparti, molti pazienti di Chirurgia venivano visitati dalle cliniche private convenzionate e così avevano la possibilità di accedere prima di altri al ricovero ospedaliero oppure al Pronto Soccorso. Un sistema che vedeva anche un certo giro di denaro oltre ai favoritismi grazie ai quali questi pazienti “speciali” scavalcavano nelle liste di attesa anche persone malate di cancro e bisognose di cure immediate.

Come se ciò non bastasse, i NAS hanno scoperto casi di persone operate presso l’ospedale della cittadina turistica siciliana senza mai essere stati ricoverati con la conseguenza che molte cure e farmaci usati per loro venivano poi “caricati” sulle cartelle di altri pazienti, assolutamente ignari dell’imbroglio. Per il momento l’indagato principale è il dottor Marchesa, primario di Chirurgia dell’ospedale Giglio, ma l’inchiesta è destinata ad allargarsi e a scoprire altre gravi irregolarità e altre persone coinvolte.

admin

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