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Forte calo della fertilità maschile, ma soltanto in Occidente

Dibattito molto acceso, quello avvenuto presso il convegno di esperti della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia che stanno cercando di misurare la cosiddetta “crisi della fertilità maschile”. Se ne parla da tempo, e da tempo se ne elencano le ragioni (che negli anni ’80 arrivarono anche a includere i jeans troppo stretti in vita!) ma mai come oggi le cose sembrano essere drammatiche.

Il problema è che gli stessi esperti non si mettono d’accordo sul livello di allarme: per alcuni è esagerato, per altri è fondato, per qualcuno è solo locale, per tanti è mondiale. Il fatto di base resta: gli uomini europei e americani tra i 18 e i 30 anni sono meno fertili e negli ultimi 15 anni la conta degli spermatozoi è costantemente in calo, senza alcuna ripresa. Se si controlla un più ampio raggio di tempo, si vede che in 50 anni il numero medio di spermatozoi attivi si è addirittura dimezzato.

Di chi sia la colpa non è molto chiaro. Certamente c’entra l’inquinamento, in particolare il Bisfenolo A, la sostanza chimica contenuta in bottiglie di plastica e imballaggi per alimenti che puntualmente passa nei prodotti che consumiamo. Ma occorre cercare cause anche nella vita sedentaria moderna, nell’alimentazione scorretta, nell’eccesso di stimoli sessuali che inibisce e toglie desiderio invece di aumentarlo, agendo di conseguenza anche su una minore “necessità” di sperma. Insomma un periodo di stop da parte del maschio occidentale che preoccupa, ma non più di tanto. La popolazione mondiale continua ad aumentare vertiginosamente quindi da qualche altra parte, sul pianeta, esistono spermatozoi vitali e produttivi. Dovremmo solo carpirne il segreto.

admin

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