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Botulino nel latte in polvere neozelandese

La Nuova Zelanda, primo produttore e esportatore al mondo di latte in polvere per neonati, è nell’occhio del ciclone dopo l’annuncio della maggiore azienda produttrice -Fonterra- della presenza del batterio Clostridium Botulinum in almeno tre partite di confezioni destinate al mercato mondiale. Il rischio di botulino in un prodotto così importante come il latte in polvere ha messo in allarme più di un paese.

In particolare in Asia, dove in tanti si riforniscono dalla Nuova Zelanda per questo prodotto. Gli “stop” sono stati imposti dalla Cina, dalla Malesia, dalla Thailandia e dal Vietnam ma anche dall’Arabia Saudita, uno dei maggiori clienti di Fonterra insieme alla terra di Pechino. Uno stop che di fatto ferma il 90% del commercio del latte in polvere verso Asia e Medio Oriente, perchè sull’eco del problema neozelandese sono state rigettate anche alcune spedizioni provenienti dall’Australia.

Il pericolo è dunque esteso sia in Asia che in Oceania con qualche coda nel Medio Oriente, ma l’Europa e l’Italia per fortuna sembrano essere al sicuro. In effetti, il nostro Paese si rifornisce principalmente dalla Francia, dall’Europa dell’Est e dalle tante aziende nazionali che producono prodotti caseari come la Regilat, la Reire, la Centrale del Latte di Vicenza e così via. In ogni caso, assicurano dalla Nuova Zelanda, i controlli sono stati accurati e le partite di latte contaminato già ritirate dal mercato per cui non dovrebbe essere più dannoso rifornirsi anche dalle aziende degli antipodi.

admin

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