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Da "pazienti" a "persone". Un cambiamento non solo di parole

Vero che l’abito non fa il monaco e che le parole non nascondono i significati reali, ma a volte aiutano a dare un indirizzo preciso. Ci hanno riflettuto molto, i membri della Fnomceo, la federazione nazionale degli ordini dei medici, prima di decidere questa abolizione della parola “paziente” e torneranno ad esaminare la questione a settembre prima di approvarla.

E’ in atto una sorta di rivoluzione dei valori, nella sanità italiana, che deve passare da strutture, competenze e ambiti ma che parte dalla concezione diversa anche dei termini. L’abolizione della parola “paziente” mira a infondere nella mentalità del medico e della società in genere l’idea che negli ospedali e negli ambulatori ci sono persone, esseri umani e non casi o cifre. Da ora in poi saranno “persone assistite”, perchè nemmeno la parola “malato” si adatta al concetto.
Ci sono comunque alcune voci contrarie, alcuni medici della vecchia scuola che non trovano sbagliata la parola paziente. Chi sta male deve aver pazienza mentre tenta di guarire, al contrario “assistito” a volte può indicare una persona malata anche quando si cura a casa, senza l’assistenza del medico. Si rischia di creare confusione. Ma la maggior parte dei medici trova interessante il cambiamento. Bisogna cambiare l’atteggiamento del medico che forse, negli anni, per necessità di obiettività e professionalità, ha distaccato troppo la propria parte umana da quella professionale col risultato di aver ottenuto l’effetto opposto … una lontananza dal paziente che porta anche a troppa severità e in alcuni casi scortesia. Ripartendo dalle parole si può ritrovare l’antica anima della vera medicina.

admin

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