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La Sindrome di Stoccolma: quando i buoni si affezionano ai cattivi

La chiamano così, Sindrome di Stoccolma, perchè fu da subito considerata una patologia mentale inspiegabile quella che avvenne in una banca della capitale svedese nel 1973. A ricordarlo, oggi, c’è ancora quel rapinatore che divenne suo malgrado un personaggio storico, il signor Jan Erik Olsson, oggi 72 anni e … padre di un poliziotto!

Quel 23 agosto di quaranta anni fa, entrò in banca con un mitra, terrorizzò impiegati e clienti minacciandoli di morte e chiese tre milioni in contanti e la liberazione di un amico dal carcere. Rimase chiuso in quella banca per quasi una settimana e lui per primo non sa spiegarsi come improvvisamente cambiò il rapporto tra lui e gli ostaggi. Ricorda solo che a uno diede il permesso di andare in bagno e quello, incredibilmente, dopo aver finito invece di scappare tornò da lui! Forse la vicinanza, forse il parlare insieme, il conoscersi ha annullato il grado di paura e ha reso le vittime addirittura solidali con la persona che minacciava la loro vita.
Da allora si chiama Sindrome di Stoccolma qualsiasi manifestazione di affetto, di solidarietà e di amicizia che inspiegabilmente sviluppano i “buoni” nei confronti dei “cattivi” colpevoli di qualsiasi crimine. Qualcosa di simile visse il cantante Fabrizio De André dopo il sequestro di 4 mesi che lo tenne nelle mani di banditi sardi, nel 1979, e per i quali lui ebbe sempre parole di comprensione e di pietà. Così anche avvenne per la figlia del produttore cinematografico Amati che nel 1978 si innamorò del marsigliese che l’aveva tenuta in ostaggio.

admin

0 Commenti

  1. Sarebbe interessante spiegare cosa accade e le dinamiche che si sviluppano.

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