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Psicologia: l'atteggiamento in ufficio determina i capi e i gregari

C’è quello che entra e si piazza al centro della stanza a gambe larghe, c’è quello che sceglie l’angolo meno illuminato. Ci sono persone che siedono dritte e composte, persone che si sdraiano sulla sedia come se il mondo fosse ai loro piedi, e altri che si appoggiano sul tavolo inclinandosi in avanti come per osservare meglio chi gli sta di fronte.

L’atteggiamento corporeo che ognuno di noi assume, in modo particolare dentro il luogo di lavoro, è materia di studio interessante per aiutarci a capire chi sia veramente un “capo” e chi rimarrà sempre e solo un dipendente, un gregario, un anonimo. Lo studio lo sta portando avanti l’Università della California, toccando un tema che negli USA è molto importante. Infatti, in una società così competitiva, sapere in anticipo chi è un perdente e chi invece un leader serve anche alle aziende per decidere di chi fidarsi.

Dopo aver osservato il comportamento di alcuni impiegati, i ricercatori hanno stilato l’elenco delle posizioni “ad altro grado di potere” e di quelle “a basso grado di potere”. In tutto sono sei. La prima postura (sporti sul tavolo in avanti, con le mani ferme) indica altissima potenza, cioè un capo vero e sicuro; la seconda (seduti a braccia completamente aperte) è molto aperta e indica anche essa un capo; la terza (braccia incrociate, posa difensiva) indica una persona imbranata. La quarta postura, nervosa e poco controllata, si evidenzia con la persona che non sta mai ferma e si tocca sempre viso e collo; la quinta (braccia e gambe incrociate) è bassa potenza senza dubbio e infine la sesta (piedi sul tavolo e mani intrecciate dietro la nuca) indica potenza assoluta.

admin

0 Commenti

  1. Solo teorie. La percezione degli altri è diversa in ognuno di noi. Io vedo in queste descrizioni di “potere” atteggiamenti arroganti e sfacciati e negli altri atteggiamenti di chiusura e riservatezza.
    Come chi è fobico con le strette di mano e finisce per essere ridicolo nel stringerla troppo.
    Chi comanda con la persuasione e il potere in genere non è seguito in modo spontaneo e piacevole.
    C’è anche chi dice che chi è il leader non deve tenerne conto ma secondo me è sbagliato anche questo. E’ vero che l’obiettivo è garantire la sicurezza di un lavoro ma al secondo posto viene il rispetto.
    Nessuno può comandare solo con atteggiamenti di potere come nessuno può fare il dipendente con soli atteggiamenti remissivi.
    Autorevolezza e autorità sono due cose distinte.
    Inoltre la riservatezza non è indice assoluto di incapacità e chi lo pensa ha un cervello un pò ristretto a mio vedere.
    Stì studi lasciano il tempo che trovano.

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