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Trasfusione sbagliata: in Toscana si corre ai ripari per il futuro

Una trasfusione sbagliata può uccidere. E uccide sicuramente se la persona che la riceve -senza averne bisogno- è già debilitata fortemente da una malattia come la polmonite. E’ quello che è successo all’uomo di Grosseto, Sergio Fiorini di 76 anni, ricoverato per una polmonite e sottoposto per errore alla trasfusione di sangue destinata a un altro paziente. Errore fatale che ha l’ha ucciso in poche ore.

Colpisce la gravità dell’errore, colpisce che sia accaduto in Toscana, una regione che vanta un sistema sanitario molto efficiente e all’avanguardia su molti fronti. D’altra parte, sempre in Toscana, si è verificato il caso del decesso di un uomo soccorso da tre ambulanze nessuna delle quali provvista di defibrillatore. Cosa sta succedendo? Si tratta di errori comuni dovuti al troppo stress che ultimamente colpisce medici e infermieri o si tratta di disorganizzazione?
Si cercano soluzioni immediate e efficaci: il doppio controllo sulle sacche di sangue, una identificazione ottica elettronica e l’obbligo di casacche di colore diverso in base ai compiti
all’interno dell’ospedale. Secondo quest’ultima teoria, gli infermieri addetti all’ematologia e alle trasfusioni dovranno vestire di rosso e occuparsi solo ed esclusivamente di quei compiti. Forse sembra banale, considerando anche il fatto che l’errore umano è legato all’attenzione mentale e non a un colore di casacca, ma sarebbe comunque un passo avanti per determinare confini precisi entro i quali muoversi. Nel frattempo si sono svolti i funerali del signor Fiorini, la cui famiglia non lancia accuse contro nessuno, accettando (ed è raro) il destino e l’errore. Ma con le parole solidali della figlia, occorre impegnarsi ancor di più a fare in modo che certi drammi non si ripetano più.

admin

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