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Psicologia: se la disonestà è una questione di geni

E se la disonestà fosse genetica? Se fosse un disturbo cerebrale vero e proprio associato a una forma di bipolarità che crea esaltazione nel compiere azioni poco pulite? L’ipotesi è stata lanciata dall’Università di Washington, precisamente dalla squadra di ricerca guidata dalla dottoressa Nicole Ruedy. L’idea era quella di capire come mai alcune persone, dopo una cattiva azione, soffrissero di colpe e di rimorsi mentre altre non sembravano minimamente toccate dal dispiacere.

E’ stato dunque eseguito un test su un campione di soggetti (il 60% maschi) di età media 30 anni. Sono tutti stati sottoposti a una serie di test ma prima è stato chiesto loro se considerassero corretto barare per superarli. Tutti hanno risposto di no, ma i risultati concreti al momento delle verifiche hanno dimostrato il contrario. Non solo molti di loro avevano barato, ma non tutti sentivano un senso di colpa per averlo fatto. Anche se gli era stato intimato di non barare, pena l’annullamento del test, chi voleva barare lo aveva fatto lo stesso.

Gli psicologi hanno dedotto che se l’essere umano può ricavare vantaggio da qualcosa, senza creare danni gravi al prossimo, bara volentieri e anzi prova una sorta di esaltazione, di gioia, mentre lo fa. Se l’azione provoca dolore o problemi a un altro soggetto, il senso di colpa insorge nel 90% dei casi, ma se il danno non è diretto ed evidente (un furto, un compito copiato, una gara truccata) quasi nessuno prova rimorso. Al termine dei test, quando i ricercatori hanno ammonito i disonesti, ricordando loro che il test copiato sarebbe stato annullato, buona parte di loro ha comunque dichiarato di sentirsi bene con se stesso per aver “colto l’occasione”. Alla fine, dunque, la disonestà potrebbe essere un motore attivo dentro ognuno di noi ma in alcuni, forse, geneticamente programmato per emergere e governare tutta la vita.

admin

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