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Curare il tumore mirando al suo profilo genetico: gli oncologi ne discutono ad Amsterdam

Forse Angelina Jolie ha esagerato con la prevenzione, facendosi asportare il seno solo perché aveva in famiglia casi di cancro che non voleva si ripetessero su di sé. Ma conoscere in anteprima la mappa genetica del proprio corpo e dunque anche le possibilità di ammalarsi di cancro può essere utile, in un senso diverso dalla cura scelta dalla nota attrice. Se ne parlerà al prossimo Congresso Europeo di Oncologia a Amsterdam, tra qualche settimana.

Il futuro delle cure tumorali, infatti, è sempre più basato sulla genetica. E se prima si interveniva con cure, anche aggressive, in base al genere di tumore e alla sede in cui si manifestava, oggi è bene prima guardare alle componenti genetiche per capire quali cure possono avere effetto e quali no. Un recente studio, chiamato SHIVA ha indagato i risultati di una serie di terapie effettuate su 320 pazienti. Per la prima volta, il trattamento si è basato non sul tipo di tumore ma sul suo profilo molecolare.

I partecipanti erano tutti ammalati, con neoplasie metastatiche o con recidive, e tutti avevano problemi con le terapie tradizionali (chemio e radio). Sono stati suddivisi in due gruppi: il primo ha continuato a ricevere le cure standard mentre il secondo ha seguito una terapia mirata, basata solo sulle caratteristiche genetiche del tumore. Si tratta di un esperimento ancora in corso, quindi i risultati non sono definitivi e vanno confrontati. Ma esiste la possibilità che una soluzione mirata, in base ai geni, aiuti le cure ad essere più efficaci e il paziente ad affrontarle meglio, soffrendo anche di meno.

admin

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