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Alzare la voce contro i raccomandati è un dovere: giovane medico smaschera truffa

Spesso in Italia vige la legge del “meglio che sto zitto”. Per paura di perdere occasioni, per paura di avere addosso l’etichetta di spia, per paura di impegnarsi in lunghe battaglie senza esito. La gente rinuncia a far valere i propri diritti e così lascia che gli incapaci e i raccomandati senza competenze passino avanti. Ma se una, due, dieci, cento, mille voci si alzano tutte insieme questo circo finisce. Deve aver pensato questo il giovane medico escluso dal concorso di specializzazione per Cardiologia dell’Umberto I di Roma, concorso per il quale aveva studiato e dato tutto se stesso.

Mi ridevano in faccia, dicevano: tempo perso, tanto salgono ‘i nostri’. E dicevano anche i nomi”. E’ tanta la spocchia, infatti, che ci si può permettere pure questa umiliazione. Ma il giovane medico non si è lasciato umiliare. Ha appuntato questi “nomi” e li ha mandati con una lettera al quotidiano LA REPUBBLICA, indicando con largo anticipo chi avrebbe vinto il concorso. Quando sono usciti i quadri dell’esame, in effetti, avevano vinto proprio i nomi da lui indicati. Ed è scoppiato lo scandalo.

Non solo i test erano stati vergognosamente truccati, ma tra i vincitori -decisi da tempo- c’era anche uno studente che come unica competenza aveva quella di aver fatto da autista al professore per mesi.
Tutto questo a scapito di ragazzi con curricula eccezionali, esclusi o lasciati agli ultimi posti delle graduatorie. La cosa più sconcertante di tutte, è che uno dei professori accusati di aver fatto tali favoritismi quando gli è stato chiesto un commento avrebbe detto: “Io cavalco i cavalli che conosco meglio”. E al diavolo la competenza, al diavolo la passione, al diavolo la bravura di quei medici VERI che potrebbero davvero salvare vite umane. La denuncia di questo giovane medico, forse, ci ha salvati da un futuro di ulteriore malasanità e da un bisturi nelle mani di un autista.

admin

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