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Stamina: guerra di sentenze sulla pelle di Sofia

Ora che la Commissione di Esperti ha bocciato Stamina, ora che il ministro solleva dubbi e che la sperimentazione quasi certamente non si farà, comincia la guerra delle sentenze. O forse ri-comincia, ma con molta più ferocia di prima e a farne le spese saranno sempre i bambini e i malati, le persone che la legge dovrebbe tutelare. Come Sofia, la bimba-simbolo della terapia di Vannoni che lotta contro una malattia neurodegenerativa dalla nascita, cioè da 3 anni.

Il tribunale della sua città, Livorno, ha dato il via libera alle cure ma gli Spedali di Brescia, presso cui si applicano queste terapie, non intendono andare oltre i limiti consentiti dal ministero, ovvero le cure “palliative” (cinque infusioni e poi lo stop definitivo). E ricomincia il valzer del dolore dei genitori, e di altri pazienti che vedono in questo stop anche il loro futuro. Tanti altri bambini curati col metodo Stamina avrebbero registrato progressi, come Smeralda, la piccola catanese che doveva morire e invece è tornata a casa respirando da sola.

Anche per lei, come per Sofia, potrebbe arrivare uno stop che equivale a una condanna. Alcuni pazienti sono già morti nell’attesa che si decida quale sentenza fare applicare e Vannoni tuona contro questo ennesimo ostruzionismo degli ospedali bresciani che, a loro volta, intendono solo far rispettare la legge. Una legge che però, pur parlando a nome della salute e della sicurezza dei pazienti, non tiene conto della volontà dei pazienti stessi e delle loro condizioni. Gli Spedali sono già stati denunciati dal papà di un’altra bimba, anche lei Sofia, deceduta la scorsa in attesa di altre cure negate.

admin

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