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Nuovi anticorpi fermerebbero l'Alzheimer prima che si formi

Si è da poco celebrata la settimana dedicata all’Alzheimer, con la Giornata Mondiale proprio il 21 settembre scorso. Su questa malattia la ricerca non si è fermata un attimo e continua a proporre idee e studi in grado di dare contributi importanti per il ritrovamento della futura e tanto attesa “cura”. L’ultima scoperta in ordine di tempo arriva dalla facoltà di medicina dell’università di St. Louis, Stati Uniti.

Lo studio, pubblicato sulla rivista NEURON, ipotizza che un tipo di nuovi anticorpi da poco scoperti potrebbero effettivamente essere usati nel trattamento di prevenzione per l’Alzheimer. In particolare, nel processo che riguarda l’accumulo di quelle componenti tossiche che poi formeranno le placche alla base della malattia (le Proteine Tau).
La ricerca, condotta dal dottor David Holtzman e dal dottor Marc Diamond, si basa sull’idea che tali anticorpi potrebbero funzionare per interrompere questo processo e fermare la malattia prima ancora che si manifesti. Gli studi sugli animali hanno dimostrato che gli anticorpi appena scoperti agiscono proprio contro l’accumulo delle Proteine Tau e dunque rallentano la formazione di quegli elementi che poi portano alla malattia e permettono alle funzioni cognitive di continuare ad essere esercitate bene.

Un cervello “allenato”, si sa, è un’arma potente contro le malattie degenerative e il fatto che questi anticorpi rallentino la formazione dell’Alzheimer aiuta i soggetti a tenerlo ancora più lontano continuando a usare bene le facoltà intellettive. I ricercatori -grazie allo screening- hanno isolato gli anticorpi con queste caratteristiche e li hanno impiegati per quell’unico scopo, ottenendo effettivamente risultati incoraggianti.

admin

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