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A Taranto, dopo l'ILVA, ci si ammalerà ancora per tre generazioni

Mentre si continua il braccio di ferro sull’ILVA, sulla sua chiusura o riconversione, sugli anni di inquinamento segreto che hanno rovinato un territorio, la ricerca medica pugliese continua a registrare dati allarmanti relativi proprio alla zona di Taranto e provincia. L’ultimo riguarda la fertilità. Una coppia su quattro sarebbe sterile e almeno il 26% delle donne entra in menopausa prima dei 40 anni.

Dall’Unità di Fisiopatologia Riproduzione Umana del Policlinico di Bari fanno sapere che questi problemi si possono certamente legare all’inquinamento ambientale. In particolare, i disturbi che lamentano le donne tarantine sono ormai parte del loro patrimonio genetico. Proprio presso l’ospedale barese è stata fatta un’indagine embriologica e si è visto che sono proprio le cellule che fanno maturare l’ovulo ad essersi alterate nel loro compito di ricezione degli estrogeni. Le ragazze del posto nascono ormai con questa alterazione addosso, trasmessa dai genitori e dal loro corpo minato dall’inquinamento.

Il dramma è che ci vorranno almeno 3 generazioni perchè si esauriscano questi effetti, sempre che la bonifica dell’ILVA cominci adesso. Se si attenderanno altri anni, potrebbero volerci anche 5 generazioni. Il problema dei danni ambientali è proprio quello che si smaltiscono con una lentezza impressionante e, nell’uomo, ancor più lentamente perchè si trasmettono ai figli e ai nipoti. Occorre immediatamente correre ai ripari, per quanto possibile, con la medicina nel presente ma con la pianificazione ambientale nell’immediato futuro. Sono tragedie che si intrecciano, perchè la chiusura dell’ILVA significa disoccupazione. Ma se l’azienda continua a produrre e inquinare così, significa un’intera regione condannata a star male.

admin

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