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Sordità e demenza senile: c'è un collegamento

Si vive più a lungo, ci si gode la pensione, i nipotini, ma paradossalmente la qualità della vita non diventa migliore, soprattutto se si soffre di deficit dell’udito. In Italia sono 7 milioni le persone con problemi all’udito o con sordità totale e questo problema li isola a tal punto che il loro cervello “entra in sciopero” e cede più facilmente alla demenza senile.

Sono italiani gli studi che stanno puntando su questo problema per spiegare il legame che esiste tra sordità e demenza senile. Le ricerche condotte negli anni hanno dimostrato che effettivamente man mano che si perdono decibel di udito aumenta la probabilità di soffrire di demenza. Il fatto è che sentire bene gli stimoli del mondo intorno a noi permette al cervello di rimanere attivo ed elastico, mentre il non sentire lo “atrofizza”. E dato che il numero di persone anziane aumenta con il passare degli anni, aumentano anche i problemi legati all’udito e si prevede che nei prossimi 30 anni ci saranno anche più casi di demenza.

Occorre dunque intervenire per tempo, oggi che si è scoperto questo legame, in modo da limitare al massimo i danni. Le visite audiometriche, gli interventi, l’adozione di apparecchi acustici possono fare molto per migliorare l’udito e dunque per regalare al cervello molti anni ancora di attività. Il problema, per lo meno in Italia, è che la gente si fida poco degli apparecchi (tra l’altro molto costosi) e dunque sono ancora tantissimi coloro che preferiscono lasciar degenerare l’udito piuttosto che provare a curarlo. Convincere queste persone è importante anche per evitare che il declino cognitivo peggiori la loro vita nell’ultima parte di quella terza età che potrebbe ancora riservare piacevoli momenti.

admin

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