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Certificato medico "anti gay": così il Kuwait li respinge alla frontiera

Si sono spesi anni di studi, di discussioni e di ricerche mediche per spiegare al mondo che l’omosessualità non è una malattia, nè una malformazione da cui si deve guarire ma un modo di essere, una situazione in cui ci si ritrova dalla nascita. Dopo tanta fatica, ancora costellata in Europa da atteggiamenti omofobi, ecco arrivare la doccia fredda dagli Emirati Arabi Uniti, precisamente dall’emirato del Kuwait.

Lo annuncia il responsabile della Sanità Pubblica del paese, Yousuf Mindkar, come se fosse una grande vittoria: sarà un certificato medico esibito dopo un’accurata visita a stabilire che una persona è omosessuale e in quel caso il Kuwait avrà diritto a rifiutarne l’ingresso dentro le proprie frontiere. Non spiega, il signor Mindkar, in cosa consisterebbe questa “visita medica” che lascerà fuori dai confini kuwaitiani diverse persone. Infatti è impossibile stabilire con una semplice visita gli atteggiamenti sessuali di una persona … come se il medico potesse capire, guardando la gola o ascoltando il cuore, se a un paziente piacciono gli uomini, le donne, o il sesso sadomaso!

Ma in Kuwait non ne fanno un dramma. Da loro è normale che sia così, perchè l’omosessualità è un reato punibile con 10 anni di carcere (in Arabia anche con la morte!) secondo una rigida influenza della religione nella legislatura di questi paesi. Con questa visita medica che verrà effettuata negli aeroporti, nei porti di mare e ovunque ci siano confini, si vuole “semplicemente” proteggere il paese dall’immoralità di questi soggetti e proteggere loro stessi da una brutta fine. Così dicono le autorità locali senza alcun problema in merito. Rimane da capire su quali basi dovranno regolarsi i medici invitati a “smascherare il gay”. Lo scopriremo l’11 novembre, quando la decisione sulla nuova legge sarà ratificata.

admin

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