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Con "l'orologio del DNA" scopriamo che il cuore sano è 9 anni più giovane di noi

Il nostro DNA avrebbe una sorta di “orologio interno” che monitora lo stato di salute dei tessuti e degli organi e che potrebbe essere la chiave per comprendere anche gli ultimi segreti dell’invecchiamento. Almeno questo è ciò che sperano i ricercatori esaminando i risultati di una ricerca condotta presso la University of California, a Los Angeles. La chiave della scoperta americana consiste nel fatto che grazie a questo “orologio” si è capito che i tessuti sono formati da cellule diverse, in base a se sono sani o malati.

In poche parole, i tessuti degli organi del nostro corpo mostrano delle differenze. Alcuni (quelli sani) sono contemporanei dell’organismo, nel senso che hanno la sua stessa età biologica. Altri sono addirittura più giovani e altri ancora (quelli che si ammalano) sono più vecchi. Tutti e tre i tipi coesistono nel corpo di un unico individuo ed è una novità davvero inaspettata e straordinaria, averlo capito. I ricercatori californiani hanno esaminato il DNA di quasi 8.000 campioni di 51 tipi di tessuti e cellule del corpo, sia sani che malati osservando il processo di modifica chimica del DNA, la metilazione.

Proprio questo processo può essere usato come “orologio” di misurazione dell’età dei tessuti. Nei primi 20 anni della vita dell’uomo è un processo rapidissimo, poi rallenta e rimane costante per tutta la vita. Si deve ora capire se è questo processo che causa l’invecchiamento o se, viceversa, l’invecchiamento inevitabile rallenta il processo. Al momento si scopre, invece, con sorpresa che un cuore sano ha cellule di 9 anni più “giovani” del previsto, mentre i tessuti del seno femminile sono più “vecchi”. Alcune cellule tumorali prelevate in bambini molto piccoli dimostravano di avere già 80 anni!

admin

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