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I malati di SLA ottengono i fondi, ma il loro "capitano" muore poco dopo

Avevamo appena terminato di scrivere della clamorosa vittoria ottenuta dal Comitato 16 Novembre e dell’accordo col governo per stanziare i fondi all’assistenza domiciliare per i malati di SLA e di altre malattie fortemente invalidanti, e come un fulmine a ciel sereno apprendiamo che uno di quei malati che si è tanto battuto per questa causa è morto.

Si chiamava Raffaele Pennacchio e aveva 56 anni. Era un medico e quindi conosceva bene la sua condizione di malato di SLA. Viveva ormai quasi completamente paralizzato, riuscendo a muovere solo due dita, e con quelle due dita comandava un esercito di coraggiosi con i quali aveva organizzato il presidio davanti ai Palazzi del potere. Non si era perso una sola iniziativa, incluso lo sciopero della fame. Continuava a gridare: “Non abbiamo più tempo!”

Ed era vero. Proprio quando i rappresentanti del governo si sono decisi a parlare con loro, dopo due giorni di proteste, proprio quando la causa è stata vinta e i sacrifici hanno concesso la più grande delle soddisfazioni il dottor Raffaele è crollato. All’uscita dal colloquio si è sentito male ma a nulla è valsa la corsa in ospedale. E’ morto prima di arrivare, infarto che non lascia scampo. Di lui rimane il ricordo del coraggio, della determinazione, della volontà con cui ha portato avanti una lotta sacrosanta dei cui benefici lui non potrà più godere. Ma che saranno la ricchezza di tanti malati come lui nel futuro.

admin

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