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Un clown in corsia. Oggi è una cura riconosciuta da tutti.

Nacque per opera di Michael Christensen, che nel 1986 insieme a Paul Binder fondò la Clown Care Unit in un ospedale di New York. Sembravano matti, forse un po’ incompetenti, ma col tempo hanno avuto ragione. L’insegnamento di Hunter “Patch” Adams, il dottore che portò a conoscenza del mondo intero questa “terapia della risata” forse era ancora al limite tra medicina e follia. Eppure avevano ragione, tutti quanti. Oggi è confermato: il clown è una terapia che FUNZIONA.

Anche da noi in Italia si usano i “clown in corsia”, siano essi volontari o medici che si prestano a questo gioco nel tempo libero, nei reparti di Pediatria ma non solo. E gli studi condotti negli ultimi trent’anni su questo fenomeno e sui suoi effetti hanno dimostrato che in effetti uno spettacolo comico cura come e più di una terapia a base di farmaci. La risata toglie ansia, libera endorfine, rende il corpo rilassato e più energico aiutandolo ad affrontare anche malattie gravi e dolorose.
Psicologi e medici sono concordi nel riconoscere a questo servizio un valore importante nell’aiutare la guarigione del malato. In modo particolare con i pazienti anziani e con i bambini, la risata contribuisce a ritrovare la grinta necessaria a combattere la situazione di debilitazione fisica. Si è visto che la terapia della risata aiuta anche chi combatte contro malattie molto dolorose come il cancro o i disturbi cronici, allentando la percezione del dolore. In Italia sono diverse le associazioni che si occupano di “portare i clown in corsia”, tra queste: Fondazione Theodora e L’Aquilone di Iqbal, che operano in almeno 17 ospedali d’Italia.

admin

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